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A spasso tra le rampe, salite e scale di Napoli

17/07/2017

Napoli è forse una delle città italiane in cui passato e presente si sposano, in un connubio indissolubile e meraviglioso, che tanto affascina i miliardi di turisti che tutti gli anni arrivano a visitarla da tutto il mondo. Passeggiare per le strade e i vicoletti della capitale partenopea vuol dire calpestare gli antichi ciottoli su cui, secoli addietro, sono realmente passati principi e baroni; vuol dire sedersi all'ombra di antichi pini, che hanno fornito riparo anche a famosi poeti e scrittori;  vuol dire percorrere antiche scale, che un tempo servivano ai cittadini per muoversi agilmente da una parte all'altra della città.

Si, perchè la particolare conformazione di Napoli, da sempre divisa in zona collinare e pianura, ha favorito nei secoli, la costruzione di più di duecento tra scale, pedamentine e rampe, che servivano, per la maggior parte, come vie di comunicazione tra il Vomero e all'Arenella - dove si trovavano i principali insediamenti collinari - e tutto il resto della città: compresi i monasteri e gli altri centri religiosi, costruiti in genere in luoghi molto appartati. Ad oggi, sono forse solo in pochi i percorsi pedonali ad essere rimesti indenni al degrado, che purtroppo attanaglia la maggior parte delle caratteristiche scale napoletane.

Percorriamo insieme la storia di quelle più famose

Le rampe del Petraio

In pochi conoscono o hanno mai percorso  la tortuosa discesa di scale che da via  Annibale  Caccavello (vicino alla certosa di San Martino)  arriva fino al corso Vittorio  Emanuele (nei pressi del Suor Orsola Benincasa), battezzata  Rampe del Petraio : nome ispirato dalla natura estremamente rocciosa del terreno dove sono state costruite.  Lastricato di quelle  stesse pietre portate li in passato dalla pioggia, il percorso costeggia la Vigna di San  Martino – appezzamento agricolo di sette ettari un tempo di proprietà dei monaci e oggi di  proprietà di Peppe Morra, noto gallerista – e i palazzi stile liberty del Vomero. Costruite tra il  XVI-XVII secolo, con l'intento di collegare il Vomero a Chiaia, le rampe costituiscono il  simbolo dell'espansione della città fuori dalle mura e, ancora oggi, danno a chi ha la fortuna  di percorrerle, la possibilità di effettuare una sorta di passeggiata nel passato, grazie anche ai  caratteristici "bassi" che la costeggiano.

La gradinata di Sant'Antonio ai Monti

La gradinata di Sant'Antonio ai Monti è il prolungamento di quella dei Cacciottoli e, diramandosi  all'interno del quartiere Montecalvario, collega il corso Vittorio Emanuele a Montesanto. Le scale, furono  costruite nel XVII secolo  e trassero il loro nome da un'antica chiesa presente nelle  vicinanze: appunto la  chiesa di Sant'Antonio ai Monti, eretta nel 1607.

La salita di Sant'Antonio ai Monti nacque principalmente per motivi di viabilità e praticità in quanto, già dal '600, quello era il percorso su cui transitavano i centinaia d'invitati al Palazzo dei Principi Tocco di Montemiletto , di cui è attualmente possibile  ammirare soltanto la facciata che da sul corso. Sviluppate tra due barriere di edifici, la gradinata di Sant'Antonio ha acquistato durante i secoli, un grandissimo valore monumentale.

La salita della Pedamentina

I 414 scalini della salita della Pedamentina, sono forse i più famosi tra tutti quelli elencati fino ad ora. Costruita nel XIV secolo, la salita costituiva il collegamento principale  tra la Certosa di San Martino e Castel S. Elmo - collocati sulla collina del quartiere Vomero - ed il centro storico, posto a valle.  Fu spesso usata come mezzo di difesa e di offesa, contro gli assediatori di Castel Sant'Elmo.

I gradini, scavati all'interno del tufo, passano tra antichi borghi di case, reperti storici dell'età romana  e costeggiano gli orti e i giardini della vicina Certosa, donando, a chi ha la fortuna di percorrerla una tra le più belle vedute su tutta la Baia di Napoli e sulla città in generale.