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Debito, maxi-vendita del patrimonio immobiliare di napoli

01/09/2012

di Pietro TreccagnoliTremila euro per il fortino con veduta mozzafiatosull’isola, un euro per i rifugi antiaerei in cittàNAPOLI - Napoli vendesi. La Napoli demaniale. O meglio la parte meno nobile della Napoli demaniale. Ma anche pezzetti di Capri, della Costiera e del Cilento, forse utilizzabili giusto per andare a guardare il mare. Insomma, quello che lo Stato giudicherà cedibile ai privati, ma soprattutto agli enti locali. Un passaggio di mano. È un anno che se ne parla come qualcosa di già fatto. Al ministero dell’Economia c’era ancora Giulio Tremonti. È il patrimonio da privatizzare per fare cassa. Pezzi pregiati, pochi, a Napoli. Ed è tutto da vedere, anche se il «Wall Street Journal» ha fiutato l’affare e, illustrati i debiti rischi, nel numero di ieri ha spiegato come investire nel Bel Paese. I tempi non sono proprio maturi. Sul sito del’Agenzia del Demanio sono pronti (e consultabili da tutti) gli elenchi dei beni incedibili (abbastanza breve) e quelli dei beni trasferibili (lunghissimo), che per ora è ancora ipotetico, poiché l’Agenzia deve create un Società per la gestione del risparmio che nella lista degli immobili cedibili deve scegliere quelli effettivamente da mettere sul mercato, ma forse più concretamente di cui disfarsi, passandolo da ente a ente.In Italia sono all’incirca 12mila «pezzi». Il valore stimato è di circa 42 miliardi. In Campania sono poco più di mille (1063). Oltre la metà si trova nella provincia di Napoli, con una particolarità che andremo a spiegare. C’è di tutto e di più: case, interi rioni, linee ferroviarie, cabine elettriche, chiese, scuole, ruderi, arenili, ristoranti. La provincia di Napoli, con i suoi 601 beni trasferibili, riserva le maggiori sorprese, sempre ad averceli gli euro da investire. La particolarità è che oltre 400 dei beni sono ex ricoveri dell’ultima guerra. In pratica quasi l’intera Napoli sotterranea, da Chiaia a Montecalvario, dalla Sanità a piazza Nazionale, dal Vomero a Mezzocannone, tutto con un prezzo di partenza di un euro. Valore simbolico che evidentemente sottintende l’acquisto da parte di un ente locale, il Comune, nello specifico. Altrimenti, con poco più di 400 euro ti porteresti a casa il ventre di Napoli. Per farne cosa, poi? Ma parliamo di ipotesi. Di molto più concreto, negli elenchi provvisori del Demanio, ci sono pezzi da novanta. Edifici che bisogna ristrutturare ma che potrebbero trasformarsi in un affare. Qualcuno gravato da contenziosi, ma per chi può si può fare. C’è innanzitutto tutto il palazzetto dell’Istituto d’arte Palizzi di piazza Salazar, alle spalle di piazza del Plebiscito. Valore indicato: quasi 15 milioni di euro. C’è anche l’ex Dogana del Sale, a via Marina. L’intero Lido Pola a Coroglio, dall’illustre passato negli anni Sessanta e Settanta e ridotto a discarica a cielo aperto, è spezzettato in tre, ma la somma totale è di poco superiore agli 830mila euro. Per 2 milioni e 900mila euro potreste diventare proprietari del nuovo campo profughi di Scampia e per poco meno di 2500 di un sottoscala al Lavinaio. C’è pure una piccola zona di terreno definito «inutilizzabile» a Pizzofalcone proposto per 2696 euro. Stando al gioco, ci si può sempre andare a guardare il panorama, magari con una sdraio: un po’ costoso, ma il futuro non è mai completamente scritto. Sul mercato potrebbero andare anche dei fabbricati di via Cristoforo Colombo (leggi via Marina), un campo di basket all’Arenella, un fabbricato a Santa Maria Apparente (per un milione e 670mila euro) e ben due chiese: Santa Maria di Betlemme, alle spalle di via dei Mille (valore indicato: 455mila euro circa) e Santa Maria Maddalena ai Cristallini (zona Sanità: per 239.657 euro).In provincia, insieme a diverse case del fascio (alcune variamente utilizzate) e molte cabine elettriche, sono nell’elenco dei beni disponibili l’intero rione dei Poverelli a Torre Annunziata (valore indicato 6 milioni e 783mila euro), un pezzo della linea direttissima Roma-Napoli ad Afragola, ma pure una ricevitoria del Lotto a Boscoreale (25mila euro), l’ex cantiere Nino Bixio di Castellammare, due masserie di Lago Patria, l’ufficio postale degli Scavi a Pompei e alcuni angoli marini: un «fortino diruto semicircolare» ad Anacapri (299mila euro), il fortino San Michele nella proprietà dei principe Caracciolo (ma c’è di mezzo un contenzioso, avverte il Demanio), una scuola materna a Lacco Ameno, un appezzamento a Nerano (Massa Lubrense), un’area di risulta di un fabbricato alla Corricella di Procida (nell’isola di Arturo è cedibile pure un terreno incolto) e l’ex Cappella della Marina a Meta.Che cosa di tutto questo potrà risultare un affare per chi vende o per chi compra è tutto da dimostrare, anche perché tutto potrebbe spostarsi sulle spalle dei Comuni. Ma un pensiero, per qualcosa, fosse pure un box auto, lo si può fare.>>> Beni demaniali, la mappa <<<