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In Italia oltre la metà degli investimenti sono promossi dal real estate

01/09/2011

Nel 2015 l’immobiliare attiverà il 5,8% della produzione nazionale e il 10,4% del valore aggiunto1. Il real estate nel suo complesso rappresenta il 20% del reddito nazionale, il 15% della produzione e il 50% sugliinvestimenti complessivi2. Tra settore immobiliare e costruzioni assorbe oltre il 10% sull’occupazione nazionale La frammentazione è uno degli aspetti critici del settore immobiliare che pure costituisce un sistema e una filiera di grande complessità e d’impatto decisivo sull’economia italiana, sotto molteplici punti di vista: occupazione, contributo al Pil, opportunità di crescita e di trasformazione del territorio in generale e delle realtà urbane nello specifico. Nel convegno d’apertura della settima edizione di Eire (Expo Italia Real Estate) la relazione introduttiva di Federico Oriana, presidente nazionale di Aspesi e vicepresidente vicario di Federimmobiliare, ha fornito una breve ma densa istantanea sullo stato dell’arte della filiera immobiliare e del suo impatto sull’economia nazionale. In termini di produzione effettiva, il mercato delle costruzioni è ammontato nel 2009 a 206 miliardi di euro. Il settore immobiliare a 197 miliardi. Il peso aggregato dei due mercati corrisponde al 14% della produzione nazionale totale effettiva che ammonta a 2.882,84 miliardi, il doppio del Pil. L’edilizia in particolare ha compensato in parte la fuoriuscita di lavoratori da altri settori industriali e di servizio: uno dei nuovi fenomeni che sta producendo la crisi è l’afflusso in massa nel settore edile di operai lasciati a casa. In Italia ci sono più imprese edili che pizzerie: gli occupati complessivi (con l’indotto) sono quasi 3 milioni, distribuiti in 1,2 milioni di imprese, di cui 300.000 immobiliari e 900.000 edilizie (nel 2005 erano circa 750.000): aziende di dimensioni a volte minime e con un fatturato di non più di 20.000 euro annui.Peso sull ’occupazioneNell’immobiliare in senso stretto lavorano 320.000 addetti, il 6% dell’occupazione nei servizi e il 2,6% di quella totale. Nelle costruzioni l’occupazione è cresciuta del 40% nel periodo 2006-2007, e rappresenta ancora l’8,4% dell’occupazione complessiva, nonostante la perdita di 180.000 occupati diretti (il saldo negativo arriverà purtroppo a 210.000 a fine nel 2011). Nonostante gli effetti non proprio tonificanti di quattro anni di crisi, l’immobiliare in senso stretto attiverà nel 2011 il 5,6% dell’economia italiana, che, sommato al 9,6% dell’edilizia, porta il contributo del settore allargato al 15,2%. Nel periodo 1995-2009 il valore aggiunto attivato dal solo immobiliare è cresciuto del 43,1% a fronte del +19,8% dell’economia. La produzione attivata è cresciuta del 48,6% versus il 20,5% dell’intera economia: la quota dell’immobiliare sulla produzione totale è dunque passata dal 4,6% nel 1995 al 5,7% nel 2009. Salirà al 5,8% nel 2015 con un valore aggiunto stimato al 10,4% del totale. Nel 2010 gli investimenti in costruzioni sono ammontati a 136 miliardi di euro (146,5 nel 2008) ai quali se ne aggiungono 30 di investimenti immobiliari e 121 di valore delle compravendite (104 residenziali e 17,5 non residenziali): insieme superano la metà di tutti gli investimenti italiani. La contrazione del settore edile nel 2009 ha determinato una perdita di Pil di circa 10 miliardi di euro (su una perdita complessiva dell’intero Pil del 5% lo 0,66% circa del Pil viene perso a causa della contrazione dell’attività delle costruzioni).