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La storia di via Giacinto Gigante a Napoli

16/02/2018

 

 

Napoli è una città antica costruita grazie all'opera di diverse civiltà, che l'hanno resa la culla di numerosi monumenti e capolavori urbanistici, come nel caso delle gradonate, pedamentine e rampe, testimonianza della continua espansione della capitale partenopea. Quasi tutto in città ha un valore storico, anche quelle che sembrano semplici strade moderne, a cui, per una sorta di timore riverenziale, è stato affidato il compito di ricordare i numerosi “figli famosi” che a Napoli hanno avuto i loro natali, o che hanno deciso di trascorrere la loro vita all'ombra di sua maestà il Vesuvio.

In diversi articoli precedenti ci siamo presi la licenza di raccontare la storia di alcun di loro, tra cui ricordiamo:

  • Salvator Rosa, il pittore napoletano, al quale è stata dedicata l'omonima strada, vitale per gli spostamenti dalla zona del Centro Storico della città verso il Vomero, l'Arenella, o il Corso Vittorio Emanuele.
  • Aniello Falcone, altro pittore napoletano che ha giocato un'importante ruolo durante la rivoluzione contro gli spagnoli, al quale è stata dedicata quella che è la strada più “di tendenza” del quartiere Vomero.
  • Francesco Cilea, il grande compositore nato a Palmi,  in provincia di Reggio Calabria , che a Napoli trascorse la maggior parte della sua vita.

Ad oggi, ci sembra doveroso parlare di un'altra famosissima strada, sempre dedicata ad un esimio pittore napoletano, considerato un'importante innovatore del suo genere: via Giacinto Gigante al Vomero

Via Giacinto Gigante e il borgo della Salute

Napoli è una delle città italiane dalla storia più antica e, già a partire dal Medioevo, si è contraddistinta come una delle prime città europee per popolazione: crescita demografica che le ha permesso, nel XVI secolo, di diventare la città di popolosa di tutto l'Occidente. La sua crescita demografica è andata sciamando intorno all'Unità d'Italia ma, questo non le ha impedito di di estendersi ben oltre i confini municipali, visto il trasferimento di molti abitanti del capoluogo verso i comuni della ex provincia. Questa “strana” urbanizzazione ha permesso a Napoli di conservare nel tempo delle aree salubri, ossia delle zone verdi, caratterizzate dalla presenza di boschi e campagne, dove i cittadini usavano recarsi per respirare aria pulita, creduta la cura contro ogni male.

Ed è proprio al fine di collegare lo storico quartiere dell'Arenella con il piccolo Borgo della Salute – all 'epoca delimitato dalla chiesa dei Pazzi, la chiesa di Santa Maria della Pazienza, e il monastero di Sant'Eframo Nuovo - che via Giacinto Gigante vide la luce tra il 1905 e il 1918. Successivamente, con la configurazione moderna della parte alta della città e l'avvento del regime fascista, la via ha subito dei cambiamenti che l'hanno portata al suo percorso attuale che parte da piazza Enrico de Leva fino ad arrivare in Piazza Francesco Muzi, nel quartiere Arenella.

 

Chi era Giacinto Gigante?

Nato a Napoli l'11 luglio del 1806, e morto, sempre a Napoli, il 29 settembre del 1876, Giacinto Gigante fu un altro figlio illustre della città, ricordato per le sue innovazioni nel campo della pittura.

Figlio d'arte ( anche il padre era un pittore) Gigante si dedicò principalmente all'esecuzione di paesaggi, ritratti e cartografie, grazie agli insegnamenti impopartitogli da Jacob Wilhelm Hüber , paesaggista tedesco che gli insegno l'utilizzo della «camera ottica»: strumento che permetteva di ricalcare su foglio da disegno il perimetro del paesaggio che intendeva ritrarre. Tali insegnamenti gli permisero di cimentarsi con un monumentale lavoro, l'esecuzione della Carta topografica e idrografica di Napoli e dintorni, opera che costituì il suo lasciapassare per i libri di storia.

Al di là della sua attività come cartografo, Giacinto Gigante è ricordato anche come uno dei maggiori esponenti della scuola di Posillipo, ed innovatore della tradizione della pittura di paesaggio. Egli infatti, a differenza dei suoi contemporanei, si dimostrò molto più attento alla componente “emozionale” del paesaggio piuttosto che dal dato naturalistico, rimpicciolendo il suo campo d'osservazione e concentrandosi su piccoli spazi. I suoi paesaggi, dipinti con dettagli quasi fotografici, sono infatti caratterizzati dalla presenza di personaggi che svolgono delle attività quotidiane e quasi banali.