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O pallonetto a Napoli, sapete cos'è?

16/03/2018

A sentir nominare “il pallonetto” un napoletano pensa automaticamente a due cose: i virtuosismi calcistici con il pallone, o a quei particolari rioni fatti di vicoli e gradinate, che rendono più facile raggiungere il cuore della città. A Napoli possiamo trovare infatti dei “pallonetti” a Santa Chiara, a San Liborio e a Santa Lucia, dove al civico 41 nacque Massimo Ranieri, e sono stati girati di recente gli episodi della serie tv "I Bastardi di Pizzofalcone" tratti dai romanzi di Maurizio De Giovanni.

Ma, a cosa è dovuto il questo bizzarro toponimo?

Il pallonetto a Napoli, antico campo da gioco

Ancora una volta quelli che sembrano essere semplici nomi di strade sono legati a doppio filo con qualcosa di più profondo, che rimanda alle antiche origini della città di Napoli.

In questo caso  torniamo indietro al 1692, quando Carlo Celano ci lasciò testimonianza nella sua opera “Notizie del bello, dell'antico e del curioso della città di Napoli" nuovo sport praticato in una struttura a Piazza Bellini: il pallonetto, antico antenato della pelota moderna.

Nato intorno ai primi del XV secolo con lo scopo d'intrattenere la Corte Medicea, il gioco del pallonetto arrivò ben presto a Napoli dove, vista la sua “versatilità”, si iniziò presto  a praticarlo all'aria aperta, esattamente nei tre quartieri che oggi ne portano ancora il nome. Il pallonetto prevedeva l'utilizzo di piccole palline fatte a mano contenenti una pallina di piombo avvolta in gomma e lana con una copertura di cuoio, che doveva essere colpita dai giocatori con una mano nuda o guantata. Vista l'assenza di delimitazione nel campo gli edifici adiacenti, gli oggetti e talvolta gli spettatori venivano considerati in gioco, che finiva nel momento in cui la palla smetteva di girare. 

In alcune città d'Italia il gioco del pallonetto viene ancora praticato in particolari occasioni.