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Vico Cinquesanti a Napoli, dimora di beati e santi

15/09/2017

 

Napoli è una città antica, impregnata di storia e tradizioni, e come abbiamo già avuto l'occasione di approfondire in altri articoli, anche i nomi delle strade e dei vicoletti della città, hanno qualcosa da raccontare. La Pignasecca, per esempio, ha tramandato ai posteri l'antica memoria del bosco sacro e delle gazze dispettose che lo abitavano; vico Soprammuro invita chiunque lo attraversi ad alzare la testa per ammirare le antiche mura aragonesi che ancora lo sovrastano mentre, vico Cinquesanti, ricorda ai napoletani e agli stessi turisti che si aggirano per le strade della città, che un tempo la capitale partenopea è stata la casa di santi e beati.

Vico Cinquesanti, perchè si chiama così?

Vico Cinquesanti è uno dei vicoletti del Centro Storico di Napoli, che funge da collegamento tra via dei Tribunali e via Anticaglia, tagliando di netto l'antico teatro romano di Neapolis. Questo, come suggerisce il toponimo stesso, deve il suo particolare nome a “cinque particolari figure” che vi abitarono, nello specifico: due santi, due beati e un venerabile.

Stando a quanto ricostruito da Giovanni Vitiello per “DettiNapoletani”, il primo fu San Gaetano da Thiene: prete Vicentino che fondò l'ordine dei Chierici Regolari, nel 1527. Nel 1533 il santo, trasferitosi a Napoli, ricevette in donazione dal vicerè Pedro de Toledo la Basilica di San Paolo.

Da allora i teatini si affermarono in tutta la città e in vico Cinquesanti sorsero abitazioni per ospitare gli esponenti più importanti del culto, tra cui vanno ricordati: San Gaetano; il Beato Giovanni Marinoni, le cui spoglie sono conservate insieme a quelle del Santo nella basilica di San Paolo; Sant’Andrea Avellino e il venerabile Giacomo Torno, anche lui alloggiato nella zona.

Il Beato Paolo Burali d’Arezzo, invece, dopo aver risieduto nel vicolo per due anni, in seguito ad una grave malattia si spostò a Torre del Greco, sperando di ricavarne dei benefici per la sua salute ma vi morì.